Vino: cavatappi d’autore in un museo

Tutti gli amanti della buona tavola posseggono almeno un cavatappi nella “cassetta degli attrezzi” da cucina ma probabilmente nessuno si è mai chiesto quando questo utensile ha avuto i suoi natali

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    Tutti gli amanti della buona tavola posseggono almeno un cavatappi nella “cassetta degli attrezzi” da cucina ma probabilmente nessuno si è mai chiesto quando questo utensile ha avuto i suoi natali. La risposta è circa 300 anni fa.

    Sapete inoltre che ne esistono di svariate tipologie e che in Italia esiste un museo dedicato loro? Il museo si trova in Piemonte, in Barolo, nato dalla passione per il vino del dott. Paolo Annoni nel maggio del 2006. Nei locali dello spazio espositivo, un tempo cantina di produttori del “re dei vini” Barolo, si trovano oltre 1200 esemplari.

    E’ vero, direte, la sua funzione è e rimane quella di sfilare il tappo serrato nel collo della bottiglia, ma volete mettere il fascino di aprire una bottiglia di pregiato vino rosso con un cavatappi altrettanto prezioso?

    Curioso scoprire che il primo brevetto di un cavatappi è di un inglese, Samuel Henshall, e risale al 1795. Si pensa che l’utensile possa derivare da un oggetto metallico dalla punta attorcigliata, che serviva da cava pallottole. Contemporaneamente sembra essere avvenuta anche l’invenzione del cavatappi tascabile, non certo per aprire bottiglie di vino, si badi bene, ma per aprire flaconi e ampolle di profumi o preparazioni farmaceutiche.

    Grazie all’allestimento proposto nel Museo del Cavatappi di Barolo si possono scoprire i dettagli delle origini del cavatappi e l’evoluzione nei secoli di questo utensile di uso quotidiano. Si parte dai “cavatappi sospesi” e dalla nomenclatura, per poi proseguire il percorso che conduce a contemplare esemplari semplici a “T” di diversi materiali, dal legno al ferro, ad alluminio, ottone, osso, corno, ebano, madreperla, bronzo, fino ad avorio, argento e tartaruga. Inoltre la visita prosegue alla scoperta delle invenzioni con leve, viti e meccanismi complessi come quello delle due viti, una destrogira ed una levogira, inserite una nell’altra.

    E vi sono anche quelli decorativi e figurativi, ma anche tascabili, multiuso e addirittura a tema animale ed erotico. Pensate che gli aristocratici e i religiosi facevano apporre lo stemma del casato o le iniziali del loro nome su questi oggetti realizzati dai migliori artigiani ed orafi con materiali pregiati.

    Se volete vedere il “cavatappi a banco” o provare a capire che si intende per “cavatappi a coltello” non vi resta che fare un salto nelle Langhe. Tra una degustazione e un’altra, tra assaggio di agnolotti o qualunque altra ricetta tipica della tradizione piemontese, una sosta al Museo è d’obbligo.Il museo si trova a Barolo, in Piazza Castello, ed è aperto tutti i giorni, festivi compresi, tranne il giovedì. Periodo di ferie nei mesi di gennaio e febbraio.

    Foto da  www.museodeicavatappi.it

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