Ogm: aumentano i rischi

Il rischio di mettere cibi ogm nel nostro carrello aumenta ogni giorno di più

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    Il rischio di mettere cibi ogm nel nostro carrello aumenta ogni giorno di più. E’ difficile infatti individuare i prodotti che lo sono, perchè a prima vista sono esattamente uguali ai loro parenti naturali. La scienza fa strada e in pochissimo tempo ci ritroviamo ad avere un gelato che non si squaglia, una fragola che non teme basse temperature (grazie all’inserimento del gene di un pesce artico), un pomodoro semi-eterno. Tutto quello che era legato particolarmente ad un territorio, sapori, colori, odori, rischia in questo modo di venire irremediabilmente perduto.

    In Europa ancora si resiste contro la tendenza Usa della coltivazione commerciale degli ogm. Bruxelles nel 2004 ha approvato un regolamento che obbliga i prodotti con più dello 0.9% di materiale transgenico.

    Quindi l’unico modo che abbiamo per evitare di mettere nel nostro carrello prodotti che contengono ogm oltre questo 0.9% fissato da Bruxelles deve solamente leggere le etichette.

    In realtà sono poche le industrie che commercializzano questo tipo di prodotti sul mercato europeo, vista l’ostilità che questo dimostra verso i cibi dal dna modificato.

    Soia, mais e colza però, tra le piante ogm molto utilizzate, possono essere presenti in traccia in biscotti, gelati, cioccolata, prodotti da forno, anche se in quantità contenute.

    Purtroppo però i controlli presentano molti buchi, e spesso sono gli animali che noi mangiamo ad essere stati nutriti con alimenti ogm, per cui è difficile venirne a conoscenza.

    Il dibattito che si sta affrontando è sui rischi ambientali e sanitari degli ogm. Sul primo punto il rischio è quello di un’ibridazione spontanea che possa trasferire in piante infestanti il patrimonio genetico modificato per assicurare la resistenza ai pesticidi. Sul fronte sanitario invece il timore è quello che geni resistenti ai batteri passino nella flora intestinale dell’uomo, rendendo vano l’effetto di farmaci salvavita.

    La speranza è che le Isitituzioni fermino l’introduzione di questi cibi nella nostra catena alimentare.

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