Cheese: un viaggio nei mille sapori dei formaggi

Ieri Cheese 2009 ha aperto i battenti, tralasciamo la cerimonia ufficiale a cui non siamo andati, e vi diciamo le nostre prime impressioni, e qualche suggerimento se anche voi volete fare questo favoloso viaggio nei mille sapori del formaggio

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    Ieri Cheese 2009 organizzato da Slow Food ha aperto i battenti, tralasciamo la cerimonia ufficiale a cui non siamo andati, e vi diciamo le nostre prime impressioni, e qualche suggerimento se anche voi volete fare questo favoloso viaggio nei mille sapori del formaggio.

    Vi raccontiamo qualcosa della nostra visita a Cheese 2009, che è stata veramente un viaggio nei mille sapori del formaggio, ed un viaggio anche in senso geografico visto che abbiamo assaggiato a partire dall’estremo Nord con i formaggi norvegesi, per finire con le raffinate produzioni caprine ed ovine della Sicilia.

    Cheese si svolge per le strade di Bra, piccolo paese in provincia di Cuneo, noto per la famosa salsiccia bovina e per un formaggio, appunto il formaggio di Bra, che però non abbiamo trovato da nessuna parte (eccetto che in forma di gelato che non abbiamo assaggiato). Ricordiamo che Bra è anche la sede di Slow Food

    Arrivati appena prima dell’ora di pranzo abbiamo deciso di cominciare con le cucine di strada, cioè con cibi buoni, giusti ed adatti per uno spuntino. Per prima la favolosa focaccia con il formaggio di Recco, stupenda creazione della cucina ligure: sottili e croccanti sfoglie che contengono formaggio fuso dal gusto fresco e di latte (si tratta di stracchino). Poi un cartoccio di delizie fritte: olive ascolane e ovoline di mozzarella, e le bombette di Martina Franca, si tratta di piccoli involtini di capocollo di maiale farciti di formaggio pecorino o vaccino, prezzemolo, sale e pepe cotti allo spiedo, sono piccoli scrigni di sapore. Abbiamo evitato la farinata con sopra il formaggio, sul tema farinata noi siamo decisamente puristi.

    Poi un giro nei formaggi da tutto il mondo, dove abbiamo provato il formaggio norvegese Geitost, che viene prodotto in modo molto particolare facendo cuocere a lungo il siero rimasto dopo la produzione dei formaggi caprini, addizionato di panna da latte vaccino. Con la lunga cottura il lattosio presente si caramella dando al formaggio un bel colore ambrato ed un gusto piacevolmente dolce. Questo formaggio viene servito ridotto in sottili fettine utilizzando la tipica paletta.

    Finalmente abbiamo assaggiato il vero Cheddar, che non è per nulla quel formaggio dai colori improbabili che trovate negli hamburger dei fast-food. Si tratta del cheddar artigianale del Somerset che è ora un Presidio Slow Food, per tentare di salvare un tipo di produzione non industriale ed il vero gusto del Cheddar. Questo saporito Cheddar non aveva i tipici colori brillanti gialli o arancione, ed i produttori alla ovvia domanda del perché non era colorato hanno risposto dicendo “a volte lo si colora con un po’ di colorante rosso, ma questo non ha influenza sul gusto”.

    Consigliamo a tutti di assaggiare un favoloso Vacherin di Friburgo

    Ci siamo anche concessi degli assaggi dei classici piatti della cucina piemontese, come gli agnolotti del plin ed i tajerin al sugo di carne.

    Purtroppo diamo anche due avvertimenti su due formaggi da evitare, ovviamente questo sarà dovuta alla nostra formazione poco professionale, ma diciamo che non ci sono proprio piaciuti.

    Astenetevi dal panerone di Lodi, sarà pure un formaggio particolare ricco di panna come dice il nome e non salato, ma propone un terribile contrasto tra il dolce pannoso ed un violento retrogusto amaro che noi non siamo riusciti ad apprezzare. Sconsigliamo anche il Graukase della Valle Aurina, o formaggio grigio, la texture e il sapore per noi è stato un mix non buono.

    C’erano ovviamente molti ottimi vini ma soprattutto una grande scelta di birre veramente buone, che si abbinano molto bene con i formaggi.

    Foto di GIeGI