Bento, un modo divertente per portarsi il pranzo da casa (Prima Parte)

La maniera giapponese di portarsi il pranzo da casa

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    bento

    Per chi come me è nata negli anni 70, è familiare la scena dei cartoni animati giapponesi in cui  una ragazza porge al ragazzo che le piace un pacchetto con dentro una scatolina piena di cibo, disposto in maniera ordinata e coreografica. Quello è un bento.

    Si tratta di un recipiente di plastica, metallo o legno in cui vengono sistemati pezzetti di pesce, uova, rotolini di sushi, e ciò che si desidera mangiare, in modo da formare figure e disegni.  E’ qui dentro che di solito si trovano gli onigiri, le celebri polpette di riso triangolari. I contenitori in cui il bento viene portato (bento-box) sono oggetto di mania in giappone e vengono venduti ovunque, coordinati anche con la bacchette (hashi) e la tovaglietta (furoshiki) con cui si avvolge il contenitore. Preparare un bento in maniera curata è segno di amore per la mamma verso il proprio bambino che lo porterà a scuola, e per una ragazza per il suo ragazzo. La scelta degli accostamenti dei colori deve essere oculata, così come quella dei cibi da inserire, perchè deve dare il giusto apporto calorico in uno spazio piccolo. Di solito è costituito da una parte di carboidrati, (pasta o riso freddi) a cui si aggiungono poi carne, pesce, uova, frutta e dolce. In Italia non è ancora molto diffuso, anche se inizia a prendere piede l’uso di portarsi il pranzo, al lavoro o all’università, in contenitori divertenti. Nella foto un esempio di bento natalizio (realizzato da Rumiko).

    Speciale Natale